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Il racconto di Mirana Likar tradotto da Sergio Sozi / Zgodba Mirane Likar,ki jo je v italijanščino prevedel Sergio Sozi


Perifericamente

(2° classificato al Concorso indetto dall’ARS)

Aniela Ferrari, nella camera al piano di sopra, sta seduta sul bordo del letto ricoperto di bianco. Si dondola un po’ avanti e indietro perché questo la fa pensare più facilmente: si chiede cosa accadrà dopo.

È aprile, è primavera, tutto è stupido… se non fosse stato aprile, non sarebbe successo.

***

No, non sarebbe successo se Daniele, il loro vecchio fattore, non fosse caduto dalla scala. Da un albero, a dire il vero. Chi poi mai ha visto qualcuno accovacciato su un ramo che sposta la scala da lì… Daniele ha già un certa età e non puoi mica stargli a spiegare che deve fare attenzione; crede di conoscere ogni ulivo. E ha già spostato la scala cento volte. Be’, per la prima volta, non l’ha fatto.

No, non è colpa di Daniele. È colpa di Bernardo. Non riesce a dormire ultimamente. Si alza alle quattro. Scende le scale, accende la televisione, guarda antilopi e scimmie, savane e giungle, statue sull’isola di Pasqua e la vita sessuale dei Tudor, principalmente programmi di divulgazione scientifica, ma verso le otto passa alla televisione locale e apprende qual è il tipo di pietra con cui hanno fatto il lastricato davanti alla Basilica di Santa Maria del Carmine e quanti turisti hanno trascorso la notte a Firenze.

Quando Aniela scende, le riferisce tutto. Intanto lei prepara il caffè e scalda i cornetti. Cornetti solo per lui; lei deve stare attenta alla digestione perché ha un helicobacterpylori che non dorme mai, quindi al mattino mangia solo farina d’avena con lino. Non le interessano le zebre e i turisti; piuttosto vorrebbe andare da qualche parte, a New York, in Danimarca. Viaggiare, vivere. Per qualche settimana, vorrebbe scambiare la loro bella casa con un’altra altrettanto bella, diciamo alle Hawaii. Sarebbe facile, tutti vorrebbero venire a stare in una casa così bella… Bernardo mastica croissant, zebre ed Enrico VIII. E ora Bernardo sta per andare in ufficio ad emettere fatture per l’affitto del loro edificio e cercherà anche un operaio che poti gli ulivi al posto di Daniele. Tu guarda pure le case, le ha detto, fammi solo trovare qualcuno che faccia la potatura, poi andiamo… ma dove prenderà qualcuno, se non ci sono operai… cioè: tutti lavorerebbero in nero, ma loro due non vogliono. È troppo pericoloso. Se un lavoratore che non sta in regola cade, come ad esempio è caduto Daniele, magari dovrai pagargli per il resto della vita un risarcimento, oltre che una multa allo Stato… e addio affari, addio croissant e Danimarca.

Per questo Aniela sa che non andranno, perché anche se prendessero un operaio, ci sarebbe sempre qualcos’altro di urgente da fare, e visto che i biglietti aerei ora sono troppo cari… probabilmente andranno a passare un fine settimana a Viareggio. Tutto qua. Hanno una casa lì, ma… ultimamente Bernardo le ha dato ai nervi in maniera indicibile. La infastidisce anche il fatto che in ufficio tenga una foto di lei, perché è una vecchia immagine e perché sa che non è più la stessa di una volta. Il tempo vola, ma lei no, quindi la sta facendo impazzire.

Ma non si può biasimare neanche Bernardo: adesso non possono proprio andare da nessuna parte, gli olivi non possono attendere. Nel corso di una crisi, ogni passo deve essere calcolato. Dall’anno scorso, al frantoio, non accettano più come pagamento in natura l’olio, ora devono pagare tutto in contanti; l’olio biologico sta diventando sempre più caro e più difficile da vendere… spenderanno circa cinquemila euro per la sola potatura degli ulivi, ammesso che riescano a convincere qualcuno a lavorare per quella somma.

***

Martedì stava per impazzire, perché tutti i giorni sono uguali, sempre tali e quali. Oggi sarebbe molto grata, se fossero sempre tali e quali. Preparare il pranzo. Mettere in ordine. Nel pomeriggio magari andare a far spese, scarpe nuove, diciamo… e pensare piacevolmente a cosa indossare per la notte dei musei: la Galleria degli Uffizi ha un nuovo direttore, che ha realizzato una nuova entusiasmante installazione di antichi dipinti… li ha tirati fuori dai depositi… e dicono che la Primavera adesso respiri… Ma la Primavera, la Medusa e lo Spinario in questo momento non le interessano affatto.

No, è colpa di Chiara, che è venuta in prima serata e ha detto: non mi sono annunciata, è sempre meglio giungere senza prima farsi annunciare, ehi, fatti bella, usciamo, alla Prigione stasera fanno del jazz leggero, quand’è stata l’ultima volta che sei andata da qualche parte da sola, senza Bernardo? Chi mai ci gratificherà se non lo facciamo noi stesse?… in verità si trattava solo dei sandali nuovi di Chiara, che avevano bisogno di essere portati a spasso per la città… se non fosse stato per i sandali di Chiara non sarebbero uscite.

Dove hai comprato i sandali, le ha chiesto, sono davvero belli. In centro, ha detto Chiara – ma suonava come: che te ne importa? Non voglio dirtelo. Dove in città? Non si è arresa. Sai una cosa, ha detto Chiara, questo vestito l’ho fatto io, da sola. Anche questo bordo, e ha indicato il bordo verde che spuntava da sotto il tessuto nero, l’ho cucito io stessa. E ho lavorato io stessa questo cardigan. Anche questo è un lavoro mio, indicava la borsetta. Faccio tutto da sola, tranne le scarpe che sono firmate Prada. Me lo permetti? In momenti come questo Chiara assume una voce piagnucolosa. Hanno riso così tanto che alla fine Aniela è andata veramente con lei alla Prigione.

All’inizio si sono sedute fuori, ascoltando musica e lamentandosi un po’ della vita. Hanno addirittura fumato… non ci beccheremo mica la malattia grave, visto che lo facciamo solo di rado. Poi, siccome faceva freddo, si sono trasferite dentro, al bancone.

Lo ha visto subito, perché le donne hanno una vista periferica. Stavano per tornare a casa quando è intervenuto il destino. Ebbene, non è forse destino, la vista periferica? Come dovremmo definire, allora, il linguaggio del corpo, che è il risultato di ciò che gli occhi delle donne percepiscono perifericamente? Doveva già in qualche modo mettersi in evidenza, esser carezzevole, socchiudere le palpebre… era colpa sua.

Questo, se mi permette, lo pago io, disse lui. Ci siamo già visti da qualche parte? Ripeteva la frase masticata e rimasticata nel corso dei secoli. Ha dato un’occhiata a com’era vestito. Ha guardato se aveva la fede. Non ce l’aveva. Ha detto che non conosceva nessuno a Firenze. Che era istriano. E che era qui… be’, a causa di una specie di progetto di ricerca legato alla forma mentis. Marco Burjan. Poi hanno discusso su cos’è una forma mentis. Un insieme di pensieri, concetti, giudizi sulla vita, moralità, insomma una mentalità… e qual è la differenza tra il modo di pensare toscano e quello istriano. Intelligenti in maniera stratosferica. Hanno anche bevuto. Lei e Chiara si sono messe d’accordo senza dover dire una parola. Non perché fossero abituate a tali situazioni, ma perché erano abituate l’una all’altra.

È andata con lui. In un hotel. Lui ha detto che non voleva portarla nel suo appartamento perché non viveva da solo. È andata e non ha pensato neanche a tutte le possibili malattie che avrebbe potuto contrarre, anche se pensava, in teoria, che le malattie fossero il pericolo più grande di tutto quel che, in questi casi, si rischia. Anche il fatto che fosse molto più giovane di lei le sembrava perfettamente regolare. Hanno attraversato l’intera città e lei lo teneva addirittura per mano. Non le sfiorava nemmeno il cervello la possibilità di rinunciare a farlo: aveva dei palmi così grandi e asciutti, fragranti. Sentiva che quella notte le apparteneva.

Quando è tornata a casa le zebre e le scimmie erano già scomparse, Bernardo stava masticando un cornetto e le ha detto che era giusto che lei e Chiara andassero a divertirsi, era giusto che le donne si prendessero del tempo libero e che nel palazzo degli uffici colava dell’acqua, che in strada erano stati eseguiti dei lavori e dunque ora il soffitto del primo seminterrato stava venendo invaso… come si sono divertite, gli racconterà poi lei a pranzo…

***

Quando oggi è scesa, Bernardo le ha detto che aspettava un uomo che aveva assunto sul mercato del lavoro per sistemare gli olivi, un immigrato, l’aveva verificato su Google, viene in Toscana a lavorare ogni anno perché qui lo pagano molto meglio; be’, noi lo paghiamo come in patria, ma ce l’hanno raccomandato: per prenderlo la gente fa la fila; Bernardo gli ha già dato un anticipo martedì, non vuole perderlo, è difficile trovare qualcuno in gamba che sappia fare le cose… e Daniele è vecchio, non riuscirà a lavorare ancora per molto e sai bene, sta già facendo brutti scherzi con la scala; questo nuovo dunque vorrebbe tenerlo, bisogna pensare le cose in anticipo: se oggi si dimostrasse bravo, lo prenoterebbe subito anche per l’anno prossimo. E… le piacerà. Quando ha visto la sua foto in ufficio, ha detto, oh, quant’è bella sua moglie! Sì, è proprio un uomo affascinante. Birbante. Lei potrebbe preparargli un caffè e dargli un cornetto, e poi pure il pranzo, perché pensava che sarebbe stato meglio che domani e domenica lui mangiasse da loro, per finire in fretta e poi andare avanti. No, non possono andare a Viareggio adesso, ci andranno il prossimo finesettimana… entrambi devono darsi da fare molto per tenersi i bravi lavoratori come quello, altrimenti ci saranno problemi anche l’anno prossimo.

Quando Burjan è entrato, ha pensato che avrebbe avuto un ictus. Durante le presentazioni ha guardato da qualche parte altrove, di lato, per fortuna il caffè era già sul tavolo. Ha detto a Bernardo di servire dei croissant a quell’uomo, che lei non li avrebbe mangiati da sola con lui.

Per il momento ha trovato il pretesto buono, ha guadagnato tempo, ma almeno una volta dovrà scendere… e che succederà allora?

Dovrà escogitare qualcosa, dovrà escogitare qualcosa.

(Traduzione di Sergio Sozi)

Mirana Likar

Obrobno (Ars – 2 . mesto razpis, objavljeno na ARS)

Aniela Ferrari sedi zgoraj v spalnici na robu belo pregrnjene postelje, malo se ziblje naprej in nazaj, ker tako lažje razmišlja, in se sprašuje, kaj bo zdaj.

April je, pomlad je, vse je neumno … Če ne bi bili aprila, se ne bi zgodilo.

***

Ne, ne bi se zgodilo, če Daniele, njihov stari oskrbnik, ne bi padel z lestve. Z drevesa pravzaprav. Ker kdo je pa še videl, da čepiš na veji in od tam prestavljaš lestev … Daniele je že v letih in ne moreš mu dopovedati, da mora biti pazljiv. Misli, da pozna vsako oljko. In stokrat je že tako prestavil lestev. No, stoprvič je pa ni.

Ne, Daniele ni kriv. Kriv je Bernardo. Zadnje čase ne more spati. Vstaja ob štirih. Gre dol, prižge televizijo, gleda antilope in opice, savane in džungle, kipe na Velikonočnih otokih in seksualno življenje Tudorjev, poljudnoznanstvene oddaje v glavnem, proti osmi pa prešalta na lokalno televizijo in spremlja, kakšne tlakovce so položili pred baziliko Marije Karminske in koliko turistov je prenočilo v Firencah.

Ko pride dol Aniela, ji o vsem poroča. Medtem ko ona pripravlja kavo in greje rogljičke. Rogljičke samo zanj, ona pazi na prebavo, njen helicobacter pylori nikoli ne spi, zato ona zjutraj jé samo ovsene kosmiče z lanom. Nje zebre in turisti ne zanimajo, ona bi nekam šla. V New York, na Dansko, potovat, živet. Za kakšen teden bi lahko zamenjala njihovo krasno hišo za kakšno drugo enako krasno, recimo na Havajih. To bi šlo zlahka, v tako lepo hišo bi vsak rad prišel … Bernardo žveči rogljiček in zebre in Henrika VIII. in bo zdaj zdaj šel v pisarno izstavljat račune za najem njihove poslovne stavbe pa iskat delavca, ki bo obrezal oljke namesto Daniela. Ti kar glej hiše, ji je rekel, samo da zrihtam nekoga za obrezovanje, pa bova šla … Ampak kje bo pa koga dobil, delavcev ni. Vsi bi delali na črno, onadva pa tega nočeta. Prenevarno je. Če ti na črno zaposlen človek pade, kot je recimo padel Daniele, mu lahko vse življenje plačuješ odškodnino, pa še državi kazen … Adijo biznis. Adijo rogljički in Danska.

Aniela zato ve, da ne bosta šla, ker četudi bi delavca dobil, se bo potem našlo že kaj drugega nujnega, in ker so zdaj tudi letalske karte že predrage … Šla bosta mogoče v Viareggio, čez vikend, to bo vse. Tam imata hišo, ampak … Zadnje čase ji gre Bernardo tako na živce, da se ne da povedati. Še to ji gre na živce, da ima v pisarni njeno sliko, ker je slika stara in ker ve, da taka kot včasih ni več. Čas leti, ona pa ne, zato ji je za znoret.

Ampak tudi Bernardo ne more biti kriv, zdaj res ne moreta nikamor, oljke ne morejo čakati. Med krizo je treba paziti na vsak korak. V oljarni za plačilo od lani ne vzamejo več olja, zdaj morajo vse plačati z gotovino, ekološko pridelano olje je vse dražje in težje ga prodajo … Samo obrezovanje oljk bodo plačali kakšnih 5000 evrov. Če bodo sploh koga dobili za ta denar.

***

V torek se ji je zdelo, da se ji bo zmešalo, ker je vsak dan vse isto in enako. Danes bi bila za isto in enako zelo hvaležna. Skuhati kosilo. Pospraviti. Popoldan mogoče kakšni nakupi, novi čevlji, recimo … In prijetno razmisliti, kaj obleči za muzejsko noč, v galeriji Uffizi imajo novega direktorja, baje je naredil vznemirljivo novo postavitev starih slik … Izvlekel jih je iz depojev … In baje Primavera zdaj diha … A Primavera in Meduza in Deček, ki si izdira trn, je v tem trenutku sploh ne zanimajo več.

Ne, kriva je Chiara, ki je prišla pod večer in rekla, sem kar nenapovedana, nenapovedana je najbolje, alo, zrihtaj se, greva ven, v Prigioneju imajo lahen džez, kdaj si pa šla nazadnje kam sama, brez Bernarda, kdo nas bo nagrajeval, če se same ne bomo … V resnici je šlo le za Chiarine nove sandale, ki jih je bilo treba sprehoditi po mestu … Če ne bi bilo Chiarinih sandalov, ne bi šli ven.

Kje si kupila sandale, jo je vprašala, res so dobri. V centru, je rekla Chiara, slišalo pa se je, kaj te briga. In nočem ti povedati. Kje v mestu, ni odnehala. Veš kaj, je rekla Chiara, tole obleko sem si sama naredila. Tudi ta rob, je pokazala na zeleni rob, ki je gledal izpod črne tkanine, sem sama zašila. In tole jopico sem sama spletla. Tudi tole je moje delo, je pokazala še na torbico. Vse si sama naredim, čevlji so pa Prada. A dovoliš? V takih trenutkih dobi Chiara jokav glas. Tako sta se smejali, da je navsezadnje res šla z njo v Prigione.

Najprej sta sedeli zunaj, poslušali glasbo in se malo pritoževali nad življenjem. Celo kadili sta … pa ne bova od tega menda dobili ta hude bolezni, saj je le včasih. Potem sta se preselili noter, za šank, ker je postalo mraz.

Takoj ga je videla, ker imajo ženske pač periferen vid. Hoteli sta že domov, ko se je vmešala usoda. No, a mogoče periferen vid ni usoda? Kam bomo pa dali govorico telesa, ki je posledica tega, kar ženske oči periferno opazijo? Se je že morala nekako nastaviti, pogladiti, spustiti veke … Sama je kriva.

Tole plačam jaz, je rekel. Če lahko. Nekam znani se mi zdite, je ponovil že stokrat ponovljeno. Pogledala je, kako je oblečen. Pogledala je, ali ima prstan. Ni ga imel. Rekel je, da v Firencah nikogar ne pozna. Da je iz Istre. Da je tukaj … no, na nekakšnem raziskovalnem projektu v zvezi z mentaliteto. Marko Burjan. Potem so se menili, kaj sploh je mentaliteta. Skupek misli, pojmov, sodb o življenju, morali, miselnosti … In kakšna je razlika med toskansko in istrsko. Pametni-kot-ne-vem-kaj. Tudi pili so. S Chiaro sta se zmenili brez besed. Ne, ker bi bili navajeni na take situacije, ampak ker sta bili navajeni druga na drugo.

Šla je z njim. V hotel. Rekel je, da je noče peljati v svoje stanovanje, ker ne živi sam. Kar šla je in sploh ni mislila na vse mogoče bolezni, ki jih lahko dobi, čeprav je tako, teoretično, mislila, da so bolezni največja nevarnost teh zadev. Tudi da je hudo mlajši od nje, se ji je zdelo čisto v redu. Čez celo mesto sta šla in še za roko ga je držala. Sploh pomislila ni, da ga ne bi. Tako velike in suhe dlani ima. Dišeče. In še se ji je zdelo, da ji ta noč pripada.

Ko je prišla domov, so bile zebre in opice že mimo, Bernardo je žvečil rogljič in ji rekel, da je prav, da sta s Chiaro šli in se dobro imeli, prav je, da si vzamejo ženske čas zase in da kar teče v poslovno stavbo, nekaj so prekopavali ulico, zdaj pa strop v prvi kleti zamaka … Kako sta se imeli, mu bo povedala, ko pride na kosilo …

***

Ko je prišla danes dol, ji je Bernardo rekel, da pričakuje človeka, ki ga je dobil za oljke na borzi dela, migrant, poguglal ga je, v Toskano pride delat vsako leto, veliko bolje ga plačajo, no, plačamo kot doma, priporočajo ga, v vrsti stojijo zanj, že v torek mu je dal predujem, noče ga izgubiti, takega, ki zna, težko najdeš, Daniele je star, ne bo mogel več dolgo, saj veš, da zdaj že počenja traparije z lojtro, tega novega bi rad obdržal, treba je misliti vnaprej, če se bo izkazal, ga bo kar rezerviral še za naslednje leto. In … všeč ji bo. Ko je v pisarni videl njeno sliko, je rekel, joj, kako čedno ženo imate. Tak, šarmer je. Lump. A bi mu skuhala kavo in dala rogljič, potem pa še kosilo, ker je razmislil, da bo najbolje, če bo kar pri njiju jedel tudi jutri in v nedeljo, da bo hitro končal in da bo šel potem naprej. Ne, zdaj ne moreta v Viareggio, bosta šla naslednji vikend … Za dobrega delavca se morata oba potruditi, drugače bodo drugo leto spet problemi.

Ko je Burjan vstopil, je mislila, da jo bo kap. Med pozdravom je gledala nekam stran, nekam mimo, kava je bila na srečo že na mizi, rekla je Bernardu, naj postreže človeku še z rogljiči, sama da ne bo jedla z njima.

Za prvo silo se je izgovorila, dobila je nekaj časa, ampak dol bo enkrat morala … In kako bo potem?

Nekaj si bo morala izmisliti, nekaj si bo morala izmisliti.

2 thoughts on “Mirana Likar: Obrobno / Perifericamente

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