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Tre poesie della più giovane poetessa del nostro blog / Tri pesmi doslej najmlajše pesnice na našem blogu


Hotelska soba

Danes se ne bosta ljubila.

Utrujena od hoje in mraza

bosta ob prižgani televiziji

počasi ugašala.

Veke bodo mehko padle

čez težke oči.

Ona se bo na postelji obrnila k steni.

To ga bo predramilo in ugasnil bo televizijo.

Modra svetloba bo v hipu izginila s cvetličnih tapet.

Skozi okno bo sijala rumena svetloba

nočne Moskve.

Nato bo vstal in si slekel majico,

kot si jo slečejo moški:

primejo jo na ramenih in jo potegnejo čez hrbet,

ki se nato razpre kakor šotor.

Legel bo k njej, ki bo v rahlem snu začutila

njegovo toploto.

Počasi bosta padla v globlji spanec.

Danes se ne bosta ljubila

in meni bo odleglo.

Ko bosta njuna glasova nehala pronicati

v mojo modrikasto samoto,

bom vedela, da spita.

Če bi se ljubila, bi mi bilo nerodno,

kot je komu, ki te ujame pri poljubu

ali stopi v kopalnico, ko gol stopaš v kad.

Če bi se ljubila, bi mi bilo nerodno,

ker bi skozi tanko steno slišala njuno sopenje

in nato ječanje.

Ženska, ki je poljubljana po prsih,

ječi drugače kot takrat, ko vanjo prodre.

Takrat ji namreč odleže, da on ni šel nikamor daleč.

O tem bi premišljevala v svoji nespečnosti.

V obrise Moskve na turkizno-zlatih tapetah,

posutih z rožami, bi začela risati tvoja gola ramena.

Si zamišljala tvojo razoroženost,

tik preden ti pride,

ko se ne moreš več zapreti vase in se ti ustnice

izdajalsko spremenijo v napeto pentljo.

Vedela bi,

da nista dva človeška glasova,

moški in ženski,

tista, ki sta zasačena.

Da je to moja samotnost,

ker spim sama v hotelski sobi

s čudno nevednostjo:

kaj storiti zdaj

s kopičenjem oddaljenosti

od doma.


Camera d ’albergo

Oggi non faranno l’amore.

Stanchi dal passeggiare e dal freddo

davanti alla televisione accesa

si spegneranno piano.

Le palpebre scenderanno tenui

sugli occhi pesanti.

Lei nel letto si girerà verso il muro.

Questo lo sveglierà e lo farà spegnere la televisione.

La luce blu scomparirà in un attimo dietro la carta da parati a fiori.

Dalla finestra risplenderà la luce gialla

della Mosca notturna.

Poi si alzerà e toglierà la maglia

come sanno fare i maschi:

la prendono per le spalle e la tirano su per la schiena,

che poi si apre come fosse una tenda.

Si sdraierà vicino a lei, che nel sonno

sentirà il suo calore.

Piano entreranno in un sonno più profondo.

Oggi non faranno l’amore

e io mi sentirò meglio.

Quando le loro voci finiranno di trapelare

nella mia solitudine blu

saprò che dormiranno.

Se facessero l’amore, mi sentirei in imbarazzo

come lo è chi ti sorprende durante un bacio

o chi irrompe in bagno quando stai entrando nudo nella vasca.

Se facessero l’amore, mi sentirei in imbarazzo

perché attraverso il muro sottile sentirei il loro ansimare

e poi i loro gemiti.

La donna, che riceve baci sul petto,

geme diversamente da quando lui la penetra.

A quel punto tira un sospiro di sollievo perché non è andato oltre.

A questo penserei nella mia insonnia.

Nei contorni di Mosca sulla carta da parati turchese e dorata,

cosparsa di fiori, inizierei ad abbozzare le tue spalle nude.

Penserei alla tua resa

un momento prima che sopraggiunga,

quando non puoi più chiuderti in te stesso e le tue labbra traditrici

si trasformano in un fiocco teso.

Saprei che

non sono le due voci umane,

di uomo e di donna,

a essere colte in flagrante.

Che questa è la mia solitudine,

perché dormo sola in una camera d’albergo

con un’insolita ignoranza:

cosa fare ora

con il fardello della lontananza

da casa.

Traduzione: Emma Golles 


Prihod

Naselili smo se

v tkanine,

med prostore,

ki so dišali po prahu.

Našli smo si prenočišča – kjer jih ni bilo,

smo si jih ustvarili.

Izklesali smo si oboke, stesali vrata,

in čeprav smo jih puščali odprta,

so govorila: To je moje, to je tvoje.

Govorili smo jezik – nosljali smo,

iskali besede za stvarnost:

To bo volk – ker ko zavija v noči, znotraj tebe

ustvarja tolmune.

To bo voda – ker ko jo piješ, skozi tebe

vodijo reke.

To bo potok – ker ko teče, potrkava ob tisto,

čemur praviš kamen

in je mrtvo

in je težko.

Nekatere smo prinesli s sabo:

ma-ma (ki jih izgovarjajo lačne in žejne ustnice),

ta-ta (ki jih izgovarja strah).

Naš jezik je trčil ob jezike, ki so jih prinesli

drugi, razdelili smo si jih,

na pol,

kakor zemljo.

Potegnili smo črto,

zgradili smo zidove

in ostali.


Arrivo

Ci siamo insediati

nei tessuti,

tra luoghi

che odoravano di polvere.

Abbiamo trovato dimore – dove non ce n’erano,

ne abbiamo create.

Ci siamo scolpiti gli archi, intagliato le porte,

e sebbene le lasciassimo aperte

dicevano: Questo è mio, questo è tuo.

Parlavamo una lingua – farfugliando,

cercavamo le parole per esprimerci:

Questo sarà lupo – perché quando ulula la notte

mulina dentro di te.

Questa sarà acqua – perché quando la bevi,

ti attraversano i fiumi.

Questo sarà ruscello – perché scorre, si infrange su ciò

che chiami sasso

ed è morto

ed è greve.

Alcune le abbiamo portate con noi:

ma-ma (risuona tra le labbra affamate e assetate),

pa-pà (risuona per la paura).

La nostra lingua si urta con le lingue

portate da altri,

che ci siamo suddivisi,

a metà,

come la terra.

Abbiamo tirato una linea,

abbiamo costruito muri

e siamo rimasti.

Traduzione: Dora Ciccone


V imenu vasi

Besedo in knjigo bi odklonila in

se vrnila v gozd. Védenje zamenjala

za spretnost, da ne bi zašla. Predvsem bi se

pogajala, da se pri Stamorčaku

ne bi bala biti sama

– da se ne bi

oklepala telefona v žepu –,

kajti lahko zablodim,

lahko sém zaide zver,

lahko poniknem v temnih

gozdovih Benečije.

Obleko bi

površno odložila na nikoli

ljubljeni kamen.

Nazadnje bi

snela prstan.

Negovana stopala bi

potopila v mrzel potok

in brodila po njem, ne ozirajoč

se za lastno tujostjo.

V imenu vasi

bi se opravičila gozdu.


Nel nome del paese

La parola e il libro rifiuterei e

tornerei nel bosco. La conoscenza darei in cambio

per l’abilità di non perdermi. Soprattutto

negozierei per non avere paura di stare sola

vicino allo Stamorčak,

– per non

tenermi aggrappata al cellulare in tasca –

perché potrei perdermi,

potrei incontrare una bestia,

potrei scomparire negli oscuri

boschi della Benečija.

Il vestito

lascerei sbrigativamente su

una pietra mai amata.

Infine

toglierei l’anello.

I piedi curati

affonderei nel freddo ruscello

e mi trascinerei senza considerare

la mia estraneità.

Nel nome del paese

mi scuserei con il bosco.

Traduzione: Vida Rucli

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