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Colloquio con Stefano Cerrato, addetto culturale dell’IIC di Lubiana / Intervju s kulturnim atašejem pri Italijanskem inštitutu za kulturo v Ljubljani Stefanom Cerratom

Il 23 giugno 2017, Sergio Sozi, per conto della Casa di Carta, ha fatto un’interessante, amichevole e molto franca chiacchierata (davanti a un caffè) con il dott. Stefano Cerrato, addetto culturale dell’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana. L’argomento principale ovviamente era la Letteratura, ma anche altri sono stati i temi toccati nel corso del lungo e cordiale incontro, inclusi i problemi. Riportiamo pertanto ai lettori del blog quanto detto da entrambi, per come è stato da noi trascritto direttamente dall’audiocassetta del nostro fedelissimo registratorino portatile.

Sozi. Dando un’occhiata al programma dell’Istituto, in questi ultimi anni noi del blog abbiamo notato una certa preminenza di manifestazioni che riguardassero l’area visiva – design, fumetto, cinema, pittura, scultura ecc. – rispetto a quella più prettamente letterario-linguistica. E tale preponderanza ci sembra netta…

Cerrato. Come sapete sono arrivato a Lubiana da circa un anno. Mi sono documentato sul programma degli anni precedenti e, ovviamente, sono responsabile, insieme ai miei colleghi, delle iniziative degli ultimi dodici mesi. Devo dire che sì, c’è una forte presenza delle arti visive, sia contemporanee che classiche. Vedo però anche un buon numero di ospiti letterari, di cicli, conferenze e attività varie, spesso anche in collaborazione con l’Università di Lubiana, dove esiste un Dipartimento di Lingue Romanze caratterizzato da una sezione di Italianistica assai vivace. È vero forse che molte iniziative letterarie si tengono all’interno dell’Università, ma sono aperte al pubblico in generale. Tengo a precisare questo punto: tutti gli eventi linguistico-letterari che realizziamo insieme all’Università sono a ingresso libero.

Ripensando ai mesi passati, sono molto soddisfatto della partecipazione italiana alla scorsa edizione della Fiera del Libro slovena, in cui ci fu modo di incontrare una pregevole pattuglia di scrittori. Il 2017 ci riserverà ancora alcune sorprese, ma finora abbiamo avuto un ospite che stimo particolarmente e con cui sono orgoglioso di aver collaborato: il poeta, letterato e traduttore, nonché in passato anche accademico, Franco Buffoni. Abbiamo inoltre proposto due lezioni celebrative del centocinquantesimo anniversario della nascita di Pirandello, che cade quest’anno… quindi abbiamo lavorato a progetti di natura linguistica, di formazione per docenti di lingua italiana, sempre in collaborazione con l’Università, ricevendo la visita del noto accademico Paolo Balboni. Credo che ci sia una programmazione abbastanza densa in questo settore, ma non tutta, ci tengo a ribadire, all’interno della nostra sede. Forse potremmo diffondere meglio, anche insieme a voi del blog, le notizie su questi eventi fuori dalla sede istituzionale…

Sozi. Certamente. Anche se io personalmente reputerei interessante vedere più scrittori in sede. Perché mi sembra un ambiente idoneo per questo tipo di incontri, scambi e colloqui letterari.

Cerrato. Terremo senz’altro conto del suggerimento.

Sozi. Grazie. Visto che parlando di letteratura si parla anche di editoria: a che punto sono le relazioni italo-slovene sotto questo aspetto?

Cerrato. La Fiera Slovena del Libro del 2016, con l’Italia ospite d’onore, è stata una buona occasione per fare il punto della situazione e per instaurare nuovi rapporti e far nascere progetti. La Fiera è stata aperta da Elisabetta Sgarbi che ha presentato il marchio da lei guidato, La Nave di Teseo… che sta lavorando, ne siamo informati, alla traduzione in Italia di autori sloveni. Ce n’era bisogno, perché dopo la chiusura di case editrici che avevano un bel catalogo di autori di questo Paese – mi riferisco alla trentina Zandonai che ha presentato in Italia eccellenti titoli sloveni in traduzione – non c’era più chi vi si impegnasse. La Nave di Teseo dunque, nei prossimi anni, potrà essere un importante punto di riferimento per la letteratura di quest’area geografica.

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Elisabetta Sgarbi alla Fiera Slovena del Libro nel 2016 / Elisabetta Sgarbi na Slovenskem knjižnem sejmu 2016

Sozi. Invece viceversa, cioè la traduzione di letteratura italiana in Slovenia…?

Cerrato. La traduzione di narrativa italiana in lingua slovena è un fenomeno che osserviamo frammentato fra vari editori. In Slovenia non esiste un marchio specializzato in letteratura italiana, e questo mi pare anche un bene: vari editori sono interessati alla scrittura del nostro Paese e ovviamente, per ragioni logistiche e credo anche economiche, possono lavorare su un numero limitato di titoli all’anno. Ma ve ne sono, e l’Istituto Italiano di Cultura è un osservatorio privilegiato per tenere traccia di ciò che succede. So che nella seconda metà dell’anno passato sono stati tradotti autori come Antonio Scurati e Paolo Rumiz e… mi risultache siano in lavorazione altre traduzioni importanti…

Sozi. Per esempio?

Cerrato. Posso fare il nome degli autori (forse è prematuro annunciare gli editori, poiché si tratta di titoli che devono ancora essere pubblicati). Ecco, so che sono in lavorazione traduzioni di Mauro Covacich, e, sul fronte della letteratura della prima metà del Novecento (un periodo da esplorare da parte dell’editoria slovena) di un’opera di Curzio Malaparte… che è una scelta coraggiosa, uno scrittore che è vittima di molti pregiudizi e forse troppo poco letto.

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Curzio Malaparte (Foto Wikipedia)

 

Sozi. Koža (La pelle) è stato già tradotto da anni. Non saprei dire di Maledetti toscani, Kaputt, eccetera.

Cerrato. So che è allo studio un’altra traduzione slovena di Malaparte e mi pare che sia un discorso da approfondire. L’autore è ovviamente controverso: visse un primo periodo di adesione al fascismo, ma poi se ne distanziò con una critica fra le più pungenti… arrivando infine a posizioni molto distanti nel Secondo Dopoguerra, ma mantenendo una visione incoerente sempre a modo suo, caratterizzata da irriverenza e da una dura critica del potere.

Sozi. Come – mi viene in mente di pensare in riferimento allo stesso periodo – possiamo anche dire, mutatis mutandis, di un Landolfi o di un Bontempelli, no? Nei suoi rapporti col potere fascista la storia di Bontempelli è esemplare.

Cerrato. Si tratta di intellettuali che, anche nelle fasi più criticabili del loro pensiero, pensavano con una notevole autonomia e non avevano paura di cambiare idea. Malaparte iniziò con Viva Caporetto e, pur essendo stato interventista allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando si rese conto di cosa davvero fosse il fronte, scrisse con estrema durezza riguardo alla gestione della situazione da parte delle gerarchie militari. In seguito, a maggior ragione riguardo alla Seconda Guerra, ha lasciato pagine importantissime. In questi anni di commemorazioni della Prima e della Seconda Guerra (1915 e 1945: per il nostro Paese, nel 2015, si ricordava un inizio e una fine di guerra mondiale)… in queste occasioni, ecco, non si è pensato molto a leggere Malaparte, ma credo che invece non sarebbe stata una cattiva idea. Ma per tornare alle traduzioni: so che ne esistono altre ancora.

Sozi. Di altri autori?

Cerrato. Sì, mi fa piacere che anche un marchio specializzato nel romanzo grafico (o romanzo a fumetti che dir si voglia) com’è Forum Ljubljana, un eccellente editore sloveno di livello europeo, abbia in lavorazione la traduzione di un grande narratore italiano di questo genere: Gipi (Gian Alfonso Pacinotti), salito agli onori della cronaca perché un suo libro è stato il primo romanzo a fumetti della nostra storia letteraria a essere candidato al Premio Strega. Quindi siamo di fronte a un panorama editoriale che, anche a livello istituzionale, in Italia sta cambiando. E mi fa piacere che gli editori sloveni siano prontissimi a cogliere queste novità.

Sozi. D’altronde, anche se in maniera diversa, abbiamo presente Salgari… mi viene in mente il romanzo d’avventura per ragazzi, che era illustrato. Magari il romanzo grafico avrà, sappiamo, un altro tipo di impostazione, di carattere forse più cinematografico…

Cerrato. E le tematiche non sono necessariamente di avventura…

Sozi. No, no, certo. Al di là di questo parlavo della tecnica: i romanzi salgariani, all’inizio del Novecento o anche prima, avevano al loro interno molte tavole illustrative – firmate mettiamo da Della Valle o Gamba. E questo costituisce un precedente esplicito, dal punto di vista tecnico, del romanzo grafico del Duemila. Solo che quest’ultimo ha spinto ancora di più la presenza dell’immagine all’interno del testo rispetto all’antecedente illustre di cui parlavo – e simili. Ora, visto che stiamo volando verso tematiche d’ordine più strettamente letterario, io Le dirò che secondo me uno scrittore vero dovrebbe essere un po’ come Italo Calvino – un nome per tutti che fa chetare ogni polemica letteraria – il quale era capace di far vedere le cose con la scrittura, attraverso la scrittura. La scrittura trasparente che introduce il lettore all’interno di questi panorami. Senza bisogno di imporre l’immagine. Trovo l’imposizione dell’immagine sotto il punto di vista della Letteratura come un surplus, una necessità superflua, quando lo scrittore è bravo. Un Baricco non abbisogna di immagini… e penso a Novecento, testo per il teatro d’accordo, ma ha visto quanto ha venduto anche quel libercolo di ottanta paginette: un milione di copie forse?

Cerrato. È un discorso che meriterebbe più tempo… io amo pensare che Baricco scriva anche per immagini… ricordo proprio Novecento, dove troviamo l’immagine del quadro che improvvisamente si stacca dal muro a cui è appeso, senza preavviso ma in realtà dopo che questo fatto andava maturando da tempo, e poi… fran, di colpo il chiodo si stacca e il quadro cade per terra. Mi sembra una bella metafora di come accadono le cose.

Sozi. Lei mi parla del quadro che si stacca dal muro e a me vengono in mente i Racconti fantastici di Gautier. O quelli di Hoffmann…

Cerrato. Be’, non insisterò sul tema perché non è ciò di cui dobbiamo parlare oggi, ma non credo che il racconto per immagini, la narrativa disegnata sia un esempio di impotenza dello scrittore, che usa l’immagine perché non riesce a ottenere lo stesso effetto con le parole; penso invece che siamo di fronte a un linguaggio diverso, che ha la sua specificità e che nel corso della sua storia è diventato anche letterario… e letterario ad alti livelli. Il fumetto nasce come linguaggio per raccontare avventure, ma non è un genere, è appunto un linguaggio. Gli autori più recenti sono riusciti a trattare temi ambiziosi in modo peculiare, guardando ovviamente non solo alla Letteratura ma anche al cinema, al concetto di sequenza. Siamo davanti a qualcosa di diverso ma… ci tengo a ripeterlo: di valore letterario, secondo me.

Sozi. De gustibus non disputandum est. Però noi invece ne discutiamo. Con gran piacere. Così sarebbe ora bello per noi della Casa di Carta anticipare qualcosa rispetto ai prossimi scrittori che Lei ha in animo – diciamo in animo, vabbè dài in mente – di invitare nei prossimi tempi qui a Lubiana…

Cerrato. Dovremmo mettere da parte il discorso riferito ai desideri – discorso che non vorrei fare perché non vorrei annunciare iniziative che poi non riusciremo a realizzare. Non vorrei poi parlare di che cosa leggo e di che cosa mi piace, perché è un tema meno interessante per le altre persone… sarà invece molto meglio discutere di che cosa nel nostro ufficio riteniamo utile e importante presentare a Lubiana, nel contesto culturale sloveno. Un ospite già annunciato per ottobre 2017 è Wu Ming 1, componente del collettivo Wu Ming, responsabile di romanzi di eccezionale successo internazionale e dall’ottimo riconoscimento da parte della critica. I Wu Ming saranno appunto rappresentati a Lubiana dall’autore che si firma Wu Ming 1, e che il 17 e 18 ottobre parteciperà a un seminario organizzato dalla galleria e centro culturale Aksioma, con la collaborazione del nostro Istituto. Ritengo che sia un ospite importante e spero che questa sia anche l’occasione per far conoscere maggiormente in Slovenia i Wu Ming, che non sono ancora stati tradotti. Il seminario verterà sul tema dell’identità dell’autore, dei nomi collettivi, dell’anonimato. È un argomento attuale che si presta ad essere sviluppato ampiamente…

Sozi. Attuale direi da trent’anni, più o meno…

Cerrato. Sì, e investe anche varie tipologie di scrittori: da quelli che non vogliono apparire ma firmano comunque i romanzi col proprio nome, a casi letterari come Elena Ferrante, fino a Wu Ming…

Sozi. Il nom de plume

Cerrato. Sì, ma attenzione: nel caso di Wu Ming si tratta di un nome collettivo…

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Sozi. In questo caso è diverso solo perché c’è di mezzo l’identità collettiva e non quella individuale. Tutto qui.

Cerrato. Be’, questo solleva riflessioni più vaste sul concetto di autore, che, in particolare nel secondo Novecento, è stato messo in questione da filosofi e letterati. Pensiamo a Beckett, che scrive: ‘’Che importa chi parla. Qualcuno ha detto. Che importa chi parla’’. Che cosa è importante sapere dell’autore, nell’interpretazione del testo? C’è chi dice tutto e chi dice nulla di sé, perché è il testo che deve dialogare con il lettore.

Sozi. …così, diciamo che torniamo a Italo Calvino: uno che dava pochissima importanza alla sua biografia ma diceva che era importante il testo, il quale comanda. Ma tra il rendere imperatore un testo e il renderlo suddito dell’anonimato io credo che ci corra moltissimo.

Cerrato. Credo che comunque il buon testo – qualunque buon testo – indipendentemente da ciò che sappiamo dell’autore, instauri un dialogo con il lettore. Non è un luogo comune. Il teorico della letteratura Wolfgang Iser ha insistito molto sul concetto di ‘’lettore implicito’’: quando si scrive, si pensa alla persona a cui ci si sta rivolgendo, al lettore; il lettore in questo modo è già presente nel testo, perché l’autore tiene presenti le sue attese e vi interagisce. Lo scrittore ha in mente un tipo ideale di lettore con cui dialoga… giocando con le sue reazioni e a volte, perché no, cercando di sorprenderlo. Diciamo che il dialogo fra testo e lettore è un aspetto della scrittura e della ricezione letteraria che andrebbe valorizzato negli studi critici. Forse noi siamo ancora troppo abituati a studi di tipo filologico, a partire dalla biografia dell’autore e a cercare di trovare il senso recondito dell’opera… Ecco: in un grande libro, c’è sempre più di un solo senso.

Sozi. Certo. Su questo siamo d’accordo. Solo che la presenza di uno scrittore in quanto forza generativa del testo, e quindi la ‘’dittatura’’ di uno scrittore, è fondamentale, secondo me. Cioè la sua interpretazione, la sua personalità.

Cerrato. Mi chiedo quanto dobbiamo sapere davvero dell’autore e mi chiedo anche se talvolta l’autore non divenga, a sua volta, un personaggio di una narrazione, o in certi casi di una strategia di marketing. Esistono anche questi casi.

Sozi. Già,e anche un collettivo lo può diventare.

Cerrato. Il fatto che firmi un collettivo invece che un individuo non esclude…

Sozi. …la commercializzazione di un’opera.

Cerrato. Se il suo riferimento è a Wu Ming, però, trovo una forte coerenza tra gli ideali e il comportamento di questi autori, che per esempio rendono disponibili i loro testi gratuitamente in formato elettronico su Internet. La libera circolazione della scrittura che teorizzano, viene di fatto messa in pratica. Spero che a ottobre ci sia l’occasione di parlarne.

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Antonella Bukovaz sarà l’ospite italiana del Festival di Vilenica a settembre /Antonella Bukovaz bo italijanska gostja na septembrski Vilenici

Sozi. Certamente. Altri nomi da fare al nostro blog?

Cerrato. Un altro autore di cui sappiamo che riceveremo la visita – perché collaboriamo con il Festival di Vilenica – sarà la poetessa Antonella Bukovaz (Einaudi), che è stata invitata quest’anno. Questo è quanto posso annunciare. Stiamo inoltre lavorando all’organizzazione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, per ottobre, di cui posso anticipare il tema, che sarà ‘’L’Italiano al cinema. L’Italiano nel cinema’’, quindi con una ampia declinazione di possibili contenuti – fra i quali uno che ci interessa molto: come la scrittura narrativa può essere adattata per il cinema.

Sozi. La sceneggiatura ma anche la resa filmica di un romanzo…

Cerrato. Esatto: viene in mente l’annoso dibattito semiotico sulla traducibilità di un linguaggio in un altro. La riduzione e l’adattamento cinematografico di un’opera letteraria, ne parleremo…

Sozi. …in presenza di…

Cerrato. Attendiamo di perfezionare gli accordi con gli ospiti. Però il tema è questo.

Sozi. Saranno ospiti provenienti dall’Italia. Importanti?

Cerrato. Direi di sì.

Sozi. …noti a livello internazionale, o nazionale…?

Cerrato (sorride). Per me i nostri ospiti sono sempre noti, ma questo me lo direte meglio voi. Lavorando nel settore saprete se la loro fama è arrivata fin qui.

Sozi. Concludiamo, ohimé, esponendo purtroppo una sentita e dolente nota: la viva preoccupazione per la scarsa disponibilità della Biblioteca dell’Istituto, che pur arricchendosi di giorno in giorno di titoli, mentre scriviamo apre ancora al pubblico solo su appuntamento. Ed è così da molti mesi…

Cerrato. Come sa chi visita periodicamente l’Istituto Italiano di Cultura, la decisione di aprire la biblioteca soltanto su appuntamento è stata dovuta a una situazione di carenza di personale. Anche in questo caso va però fatta una precisazione: il servizio di prestito al pubblico non è mai stato interrotto e, come dice giustamente Lei, il catalogo ha continuato ad arricchirsi. Forse non tutti sanno, anzi vorrei cogliere l’occasione per segnalarlo ai vostri lettori, che è disponibile su Internet il catalogo delle nostre raccolte librarie: l’indirizzo è www.bibliowin.it/iic/iclu. Chiunque desideri associarsi al servizio e ricevere in prestito un volume può consultare il catalogo, telefonare o scrivere ai nostri indirizzi istituzionali e segnalarci i testi di cui ha bisogno. Parallelamente, dall’autunno di quest’anno dovremmo comunque poter tornare a garantire alcuni orari specifici di apertura al pubblico in generale, in modo da consentire anche la consultazione in sede.

Sozi. Altro da aggiungere?

Cerrato. Forse solo che io e lo staff dell’Istituto, che facciamo un lavoro di squadra insiemeall’Ambasciata, siamo aperti a suggerimenti da parte vostra e dei lettori; ovviamente nei limiti del possibile, ovverosia in quelli del nostro bilancio e in quelli di natura logistica, anche perché non tutti i nostri inviti vanno a buon fine. Ormai gli autori più famosi hanno impegni fittissimi. A volte amici sloveni ci chiedono di lavorare alla visita di alcuni scrittori di gran nome e la cosa ci entusiasma, ma non sempre l’evento si può concretizzare. A volte l’autore che si desidera ricevere viaggia molto, e dovrà anche trovare il tempo per scrivere. Oppure è già stato invitato altrove. Tuttavia i vostri suggerimenti sono sempre ben accetti: non tutti si potranno concretizzare, ma è già un piacere parlarne.

Casa. Ne parleremo dunque, ma magari in un altro momento. Per adesso ringraziamo Stefano Cerrato, addetto culturale dell’IIC di Lubiana, per la gentilezza e la squisitezza nella sua disponibilità all’intervista.

(23 giugno 2017)


Istituto

Istituto italiano di cultura di Lubiana / Italijanski inštitut za kulturo v Ljubljani

V pogovoru s Sergiom Sozijem je novi italijanski kulturni ataše v Sloveniji gospod Stefano Cerrato med drugim spregovoril o načrtih in prihodnjem programu Italijanskega inštituta za kulturo. Razmišljal je o prevodni literarni izmenjavi z obeh strani, pri čemer je ugotovil, da je izdajanje italijanskih del v Sloveniji razpršeno na več založb, v Italiji pa se je po propadu založbe Zandonai zanimanje za slovenske avtorje nekako preselilo k založbi La nave di Teseo: v zvezi z njo je gospod Cerrato spomnil na uspešno predstavitev Italije na lanskem Slovenskem knjižnem sejmu. Razkril je, da lahko med drugimi v slovenščini kmalu pričakujemo novega Maura Covacicha in Curzia Malaparteja ter grafični roman Gian Alfonsa Pacinottija – Gipija. Oktobra pa nas bo v Ljubljani obiskal Wu Ming 1, predstavnik skupine Wu Ming, kolektiva anonimnih umetnikov, ki želijo pozornost bralcev usmeriti v literarno delo, in ne toliko v avtorja — ob tem je gospod Cerrato omenil fantomsko pisateljico Eleno Ferrante in v nadaljevanju razmišljal takole: “Recimo, da je dialog med besedilom in bralcem eden izmed vidikov pisanja in literarne recepcije, ki bi moral biti v kritiških študijah bolj izpostavljen. Mogoče smo še zmeraj preveč navajeni na preveč filološke študije, ki izhajajo iz avtorjeve biografije, in skušamo najti skriti pomen dela … Ampak v vélikem delu pomen ni en sam, zmeraj je pomenov več.”  

Cerrato

Stefano Cerrato

Gospodu Cerratu se za intervju najlepše zahvaljujemo.

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