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Poesie scelte del famoso autore sloveno di Trieste Marko Kravos in un’eccellente traduzione di Darja Betocchi. / Izbrane pesmi znanega tržaškega pesnika Marka Kravosa v sijajnem prevodu Darje Betocchi 

 

RODOVNIK

Nekoč živel je človek,

bos in suh,

nikoli ne bi postal moj oče

brez sinovih zaslug.

Pred tem si je tudi oče,

svoje dni, seveda,

odbral med predniki deda.

Potem je moj sin nekega maja,

ne čisto brez muk in bolečin,

zvlekel brezskrbnega Marka iz raja,

mu nataknil starševski čin.

Zdaj sem tu. Za vrt skrbim,

in se veselim, če kaj iz zemlje pogleda.

Sam sebi sem nono in vnuk,

rodilnik in pokolenje.

Sam. Sam s svojo brado.

Rod in dom. Star klobuk

poveznjen na otročjo glavo.

 

GENEALOGIA

C’era una volta un uomo

scalzo e mingherlino,

mai sarebbe diventato mio padre

se non fosse stato per il mio zampino.

Ma anche mio padre,

ovviamente in tempi trapassati,

s’era scelto il nonno tra i suoi antenati.

A suo tempo poi mio figlio, un bel giorno di maggio

– non senza un po’ di pena e dolore,

strappò dal paradiso quel beato d’un Marko

per affibbiargli il grado di genitore.

Ed ora eccomi qui. Curo il mio orto

e provo conforto per ogni pianta, per ogni semenza.

Nonno e nipote di me stesso,

genitivo e discendenza nel contempo.

Io da solo. Solo con la mia barba.

Stirpe e dimora. Vecchio cappello smesso

sulla testa di un bambino.


 

NE VRAG, LE SOSED

Pri sosedu laja pes.

Ima moj sosed psa?

Imam jaz soseda?

Sosedov pes laja,

pasji sosed ne govori.

Morda s psom laja.

S kom govori, s kom laja?

Pes in njegov sosed

nista prava družba.

Laja ta nekdo kar tako,

ko ga daje polna luna,

metafizika ali spolna nuja?

Sam nimam psa.

Imam psa za soseda?

Imam soseda za psa?

Sosedu sem jaz za soseda,

pa kar brez psa in lajanja.

V akvariju imam zobatca:

na tesnem tiho plava.

In kje dostop do soseda?

Samo prek odprtega morja!

Odnosi so skrajno napeti.

Zobatec postaja vroče krvi,

sosed pa zlepa noče peti.

 

UN CANE, UN VICINO

Il cane del vicino abbaia.

Il mio vicino ha un cane?

E ho io un vicino di casa?

 

Dal vicino un cane abbaia,

quel cane di vicino non parla.

Forse abbaia col cane.

 

Con chi parla, con chi abbaia?

Il cane e il suo vicino non sono

poi chissà che compagnia.

 

Chi abbaia lo fa per sfizio,

preso dalla luna, dal metafisico

o dalla foga carnale?

 

Io non lo possiedo, un cane.

Ho un cane per vicino?

Ho il vicino per cane?

 

Al mio vicino faccio io da vicino,

senza cane e senza un latrato:

allevo un dentice nel mio acquario.

 

Il pesce muto, lo spazio stretto.

E per giungere al vicino?

Un alto mare in mezzo.

 

Siamo ormai ai ferri corti.

Al dentice ribolle il sangue,

e il vicino: hai voglia che canti!


 

KURJE OKO

Zabòga milega, kako grmi!

Dežja in boga se je bati.

Dež prinaša povodnji,

bog preži ob svoji jablani.

Mačka se gre slepe miši,

vrag jemlje tokaj in tobak.

Kurje oko je jasnovidno,

starost bo naše črno zlato.

Borzni tečaj kot rešnji križ,

satelit – arhangel miru,

vdanim pa mikročip v riti

užitek in ščit proti zlu.

Praznujmo, ko padajo meje

in strehe jezika in dóma!

Kdo pri tej hiši bo zadnji?

Zadnji se najlepše smeje.

 

IL CALLO VEGGENTE 

Dio bono, fulmine e tuono!

Pioggia e Dio sono un’insidia.

Da pioggia nasce diluvio,

e Dio ti frega col melo. Che tempo!

 

Il pipistrello gioca a mosca cieca

e il diavolo si frega tabacco e tocai.

L’occhio pollino è chiaroveggente

sarà una risorsa in nero la senilità.

 

Il nostro nasdaq penitenza pura,

il satellite un arcangelo della pace,

ai devoti poi un microchip in culo

una difesa dal caos che in fondo piace.

 

Crollano i confini, il muro, il tetto

della lingua e della casa paterna: urrà!

Chi sarà l’ultimo della baracca?

Ride a crepapelle l’ultimo, si sa.


 

ČEVLJI    

Na čevlje sem privezan,

ki hodijo po svetu kar tako,

brez prave misli.

Stojim v njih malo začuden

in malo v zadregi.

Nič si ne morem pomagati:

spotikajo se,

in jaz v njih,

hotel bi se ustaviti,

in oni hitijo,

hotel bi plesati,

oni pa iščejo svoj par.

Bos sem prišel na ta svet,

v čevljih pa pojdem po gobe.

 

 

LE  SCARPE

Alle mie scarpe son legato,

che vanno a zonzo un po’ così,

senza pensarci più di tanto.

E ci sto dentro un po’ stupito

e anche un poco imbarazzato.

Non posso farci proprio nulla:

inciampano loro,

e inciampo anch’io,

vorrei fermarmi,

ma corrono via,

vorrei ballare,

ed eccole accoppiate

a loro misura.

 

A piedi nudi son venuto al mondo

e con le scarpe finirò a remengo.


 

IGLAVCI, LISTAVCI

v ozadju morje in Kosovel

Veje, vršì v krošnjah,

gre in se vrača med veje,

po spočetnem vzdihu

brezbožne bore razmaje,

zajame poganske hraste

… veter … Mrazì gladino,

v mraku spodjeda breg.

Zviška z neba se utrinjajo

listi, sočutni šumevci.

Bor v bregu – bos na begu

pred lastnimi iglami.

Sivi kamni so sivi kamni.

Se morje kdaj reši soli?

Bor ima iglice v krvi.

 

AGHIFOGLIE, LATIFOGLIE

il mare e Kosovel in sottofondo

Soffia, fruscia fra le foglie,

passa e ripassa tra i rami, soffia

con gemiti da partoriente

scuote i pini miscredenti

avvolge le querce pagane

…il vento… All’imbrunire

raggela lo specchio, corrode la riva.

 

Dall’apice della volta celeste

si staccano pie le foglie sonore.

Il pino sulla china – scalzo in fuga

dai suoi aculei scappando.

La pietra grigia rimane grigia.

Può il mare liberarsi dal sale?

Il pino gli aghi li ha nel sangue.


 

SOL NA JEZIK

Tri zrna soli v usta, na jezik

in z jezikom preko zob in ustnic:

sol še bližnji smrti podeli

okus po ljubezni.

Vrzi, vrzi belo sol v morje,

naj se k rodni vodi vrne,

naj se navzame modrine.

Sol se topi, a ne mine.

 

SALE SULLA LINGUA

Tre grani di sale in bocca, sulla lingua

e sfiorare con la lingua denti e labbra:

anche alla devota morte il sale

concede gusto d’amore.

 

Getta getta in mare il bianco sale, 

rendilo alla madre acqua

ché lo impregni del suo blu.

Il sale si scioglie, e non scompare.


 

Prebodi zemljo, ločila postavi med nebo

in morje, zareci grom in strelo.

Z zob-besedo prekolni mrak na dvoje,

razkleni ga na zorni dan in brejo noč.

Daleč za hrbtom spozabno imetje, sam

s sabo pod jajčno lupino. Bitje in žitje.

ŽITJE

 

Infilza la terra, delimita il cielo

e il mare, scongiura fulmine e tuono.

 

Squarcia con verbo-zannuto il grigiore,

schiudilo in alba matura e satura notte.

 

Sconfessa lo sconforto del possesso, torna

al tuo guscio, uccello di bosco. Te stesso.

                                                                    UCCEL DI BOSCO


 

Kdor gre, bi bil rad drugje,

kje daleč, kje bliže.

Kdor ostane, živi po metulje: če.

Če bo svet še kdaj cvetoče polje.

Kdor odide, je še zmerom sam,

kdor na novo pride, vse mu je tuje.

NA SVOJE

 

Chi parte, forse vuol ricominciare

da un’altra parte: lontano o vicino.

 

Chi resta, sfarfalla e campa: se.

Se il mondo fosse un giardino fiorito.

 

Chi se ne va, rimarrà ancora solo,

chi arriva, per sempre sarà “quello nuovo”.

                                                                      RICOMINCIARE


 

Naj reče neverni Tomaž karkoli,

Bog je – še živa praznina v srcu

po izgonu Eve. In tudi Hudič je,

znova, iz srčne pene v sapi na sipini.

Neprištevno znova beli zobje.

V smrt ugrizni, ko več nimaš vere!

UGRIZ

 

Il miscredente Tommaso dica quel che vuole,

Dio c’è – dall’esilio d’Eva, quel vuoto nel cuore

 

che ancor duole. Il Diavolo anche! Lavora con lena

emerso di nuovo da sbuffi di cuore e schiuma di rena.

 

Dente incosciente: d’un biancore folle.

Estinta la fede? Mordi l’amor-te!

                                                           MORSO


 

Svet je vse nižji, daleč nekje se kadi.

Vstajajo megle: so se gore sesedle?

Svet je vse nižji, od tu in tam se kadi.

Se zlaga prah, brli mrak čez rosno polje?

Svet je vse nižji, kadi se bliže in bliže.

Svet se kazi. Ne, nič ni z očmi narobe.

NIŽAVJE

 

Il mondo è più piatto, e c’è un fumo lontano.

La nebbia ristagna: è franata una montagna?

 

Il mondo è più piatto, foschia da destra e da manca.

Polvere a strati, ombre aleggianti sui roridi prati?

 

Il mondo è più piatto, e il fumo è già qui. Mondo

allo sbando. Non è la vista che si sta appannando.

                                                                                        BASSOPIANO


 

Tri so lepe reči.

Samo tri.

Rojstvo, vroč objem

in biti sebi utrinek.

Jaz en Ja + ne brez z. Ti, za dva.

Še kdo, kdaj, kje? 3krat ju-tri.

TRI

 

Le cose belle sono tre,

tre soltanto.

 

Nascere, sapere l’incanto del bacio,

essere per sé una scintilla nel blu.

 

Io:  +  No  senza s né n. Il due sei tu.

E poi chi, quando, perché? 3×3 va ol-tre me e te.

                                                                                       TRE

 

Traduzione di Darja Betocchi / Prevedla Darja Betocchi

kravos2

 

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