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Quest’anno la Fiera slovena del libro è stata una vera e propria cuccagna per gli scambi italo-sloveni. / Letošnji knjižni sejem je bil praznik za slovensko-italijansko literarno prijateljevanje.

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Martina Kafol (ZTT), Marko Tavčar (GMD), Nadia Roncelli (Mladika)

Dopo l’apertura della Fiera slovena del libro alla quale hanno partecipato Elisabetta Sgarbi e i suoi coIlaboratori De La nave di Teseo, il secondo giorno, il 23 novembre, a presentare le loro novità sono state le case editrici slovene d’oltreconfine: Goriška Mohorjeva družba (GMD), Založništvo tržaškega tiska (ZTT) e Mladika. Tra le loro abbastanza numerose pubblicazioni di quest’anno menzioniamo nel campo della poesia la raccolta bilingue (in traduzione di Ace Mermolja) 3 x 3 Parole per il teatro / 3 x 3 Besede za teater di Antonella Bukovaz (ZTT), nella narrativa il romanzo Molk koloradskih hroščev (Il silenzio delle dorifore) di Marij Čuk (Mladika) e nel campo della storiografia Anatomija nekega zločina (Anatomia di un crimine, Mladika) di Martin Brecelj che svela chi aveva ucciso veramente Stanko e Danica Vuk, i famosi Gli sposi di via Rossetti di Fulvio Tomizza.

Il terzo giorno, 24 novembre, abbiamo assistito all’intervista a Bogomila Kravos registrata in diretta dal 3˚ programma della Radio Slovenia, in un piccolo studio improvvisato tra gli stand della Fiera. Da eccellente conoscente del Teatro Stabile Sloveno di Trieste, la Kravos ci ha raccontato come, negli anni di piombo, lei fosse andata con i suoi collaboratori teatrali a chiedere a Dario Fo il permesso di mettere in scena La Marcolfa. “Fate pure, compagni!” fu la risposta del grande giullare che concesse loro i diritti gratuiti. Anni dopo, quando Fo vide sul palco dello stesso teatro sloveno Veliki slovenski pasjon (La grande passione slovena) di Mirko Mahnič ne era stato talmente affascinato che scrisse il suo Mistero buffo.

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Antonio Scurati

La sera dello stesso giorno abbiamo ascoltato Antonio Scurati il cui Il padre infedele è appena uscito anche in sloveno in traduzione di Janko Petrovec (Nezvesti oče, ed. Mladinska knjiga). Le sue parole sulla separazione, sull’essere genitori nel 21º secolo e sulla guerra tra i due sessi erano ascoltate da un pubblico perlopiù femminile. Nell’ambito della serata letteraria, nella quale si è parlato più di fenomeni psico-sociologici che di letteratura vera e propria, Scurati risponde chiaro e tondo alla domanda su cosa cerca nei libri degli altri: “Un tratto magistrale”. Lo scrittore ha promesso di rilasciare, prossimamente, un’intervista per il nostro blog.

Durante la presentazione del suo romanzo La mantella del diavolo (Bompiani), condotta dalla giornalista Patricija Maličev, Cristina Battocletti ha parlato anche del suo primo incontro con Boris Pahor, del quale, poi, insieme allo scrittore ultracentenario, ha scritto la biografia Figlio di nessuno (Rizzoli).

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Cristina Battocletti, Patricija Maličev

Siamo stati piacevolmente sorpresi da Susanna Tamaro che, nel colloquio con lo scrittore e regista sloveno suo amico d’infanzia Marko Sosič, si è rivelata essere una persona molto umana, sensibile e discreta. La Tamaro, che è entrata al contatto col mondo sloveno negli Anni Sessanta, nel decennio seguente ha anche studiato per un certo periodo a Lubiana e ha allora imparato lo sloveno (ormai dimenticato). Ci ha parlato – oltre che del suo bestseller – dell’abolizione dei confini statali che da una parte è una cosa positiva ma sotto certi aspetti, con l’unificazione, ci fa sparire curiosità e fantasia. Uno di Trieste, città di “ombre gigantesche”, secondo lei, è spinto a scrivere. Quando i suoi testi sono stati letti da Moravia, questi ha detto che sono fatti per i tedeschi, non per gli italiani, tanto il mondo triestino appartiene all’Europa Centrale piuttosto che a quella Occidentale. È stata, però, molto apprezzata da Fellini che addirittura un giorno la chiama per telefono e ammette di esserne commosso da piangere. L’autrice triestina, che adesso vive in una fattoria piena di animali nell’Italia centrale, ha scritto anche libri per ragazzi; compiange l’infanzia di oggi, rovinata dal mondo informatico-digitale e senza pace: la scrittura – dice – può nascere solo dal silenzio. E compiange anche l’editoria di oggi che non è più la stessa di quella di vent’anni fa: recentemente, in una casa editrice le avevano addirittura proposto di farsi riscrivere un suo testo da un editor appena tornato con idee nuove da New York. Anche la famosa scrittrice – a cui per l’occasione abbiamo regalato un’antologia del racconto breve italiano del 2005, tradotta in sloveno e uscita presso la Beletrina dove figura il suo testo Chissene… ­– ci ha promesso un’intervista.

Sabato mattina, 26 novembre, si sono presentati due autori della Val di Resia: la poetessa e scrittrice Silvana Paletti che scrive nel dialetto sloveno di quella zona, e il poeta e scrittore Renato Quaglia che nel 1986 vinse il Premio della Fondazione Prešeren. Le loro poesie sono state tradotte in sloveno da Marko Kravos, Milko Matičetov e Marija Pirjevec.

Continuando con gli eventi, gli ospiti del dibattito sull’esistenza o meno di uno spazio culturale comune sloveno sono stati il redattore della casa editrice slovena Mladika di Trieste Marij Maver (“lo spazio culturale sloveno comune è un sintagma vuoto che nessuno prende sul serio.”), il giornalista e poeta Ace Mermolja di Trieste (‘’Le leggi ci sono, bisogna cercare di metterle in pratica.’’), l’editore lubianese Zdravko Duša (“Lo Stato come nazione nel cui programma non figura la promozione culturale non è niente.”) e l’editore sloveno d’Austria Lojze Wieser (“La cultura è come un’onda radiofonica, non trova ostacoli”: sono le strutture che cercano di ostacolarla, ma gli sloveni d’oltreconfine sono sopravvissuti solo grazie alla letteratura).

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Miljana Cunta, Mojca Širok, Patrizia Raveggi

Un dibattito con un titolo simile ha inoltre coinvolto la traduttrice Patrizia Raveggi e la poetessa Miljana Cunta. La Raveggi – che secondo la moderatrice Mojca Širok è “una delle donne più coraggiose che io conosca” perché ha tradotto, di propria iniziativa e all’inizio senza un contratto o un editore, Cefuri raus di Goran Vojnović – ha parlato di questa sua esperienza. Il suo progetto sarebbe quello di tradurre, sempre di Vojnović, anche il romanzo Iugoslavia, il mio paese. Miljana Cunta, molto tradotta in Italia, ci ha invece svelato come con contatti personali durante la partecipazione ai vari festival si fosse creata una vasta rete di conoscenze tra poeti e traduttori italo-sloveni.

In conclusione della Fiera abbiamo assistito alla commossa e commovente presentazione del romanzo Come cavalli che dormono in piedi di Paolo Rumiz, appena uscito anche nella traduzione slovena di Matej Venier (Kot konji, ki spijo stoje, ed. Modrijan), anzi, in un’ottima traduzione, ha precisato il conduttore della serata Ervin Hladnik Milharčič, perché il traduttore aveva a che fare con endecasillabi e dialetto triestino. Rumiz ha evocato il suo viaggio sulle orme di suo nonno che insieme a tanti friulani (italiani e sloveni) finì come soldato austroungarico in Galizia.

Nonostante la scelta arbitraria degli autori, fatta soprattutto dalle case editrici slovene in base alle loro recenti traduzioni di libri italiani, possiamo dire che la Fiera italo-slovena è ben riuscita. Grazie all’ottima organizzazione, ai buoni moderatori e agli interessanti autori.


Drugi dan Slovenskega knjižnega sejma, katerega odprtja se je udeležila tudi Elisabetta Sgarbi s sodelavci pri založbi La nave di Teseo, so svoje novosti predstavile slovenske založbe v italijanskem zamejstvu: Goriška Mohorjeva družba (GMD), Založništvo tržaškega tiska (ZTT) in Mladika. Med njihovimi relativno številnimi letošnjimi izdajami izpostavimo pri poeziji dvojezično zbirko (v prevodu Aceta Mermolje) 3 x 3 Parole per il teatro / 3 x 3 Besede za teater Antonelle Bukovaz (ZTT), med proznimi deli roman Molk koloradskih hroščev Marija Čuka (Mladika), na področju zgodovinopisja pa Anatomijo nekega zločina (Anatomia di un crimine, Mladika) Martina Breclja, ki razkriva, kdo naj bi v resnici umoril Stanka e Danico Vuk, slavna Mladoporočenca iz ulice Rossetti Fulvia Tomizze.

Tretji dan, 24. novembra, smo poslušali intervju z Bogomilo Kravos, ki ga je neposredno posnel 3. program Radia Slovenija v majhnem, improviziranem studiu med sejemskimi stojnicami. Kot odlična poznavalka Slovenskega stalnega gledališča v Trstu nam je ga. Kravos pripovedovala, kako je v svinčenih letih z gledališkimi sodelavci šla prosit Daria Foja za dovoljenje, da uprizorijo Marcolfo. “Kar dajte, tovariši!” je bil odgovor velikega burkača, ki jim je brez povračila odstopil avtorske pravice. Leta pozneje, ko si je Fo na odru SSG ogledal Veliki slovenski pasjon Mirka Mahniča, je bil tako očaran, da je pod njegovim vplivom napisal Misterij buffo (Mistero buffo).

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Antonio Scurati

Istega večera smo obiskali srečanje z Antoniem Scuratijem, čigar Nezvesti oče (Il padre infedele) je ravnokar izšel v slovenskem prevodu Janka Petrovca pri Mladinski knjigi. Njegovo razmišljanje o ločitvi, starševstvu v 21. stoletju in o vojni med spoloma je poslušalo pretežno žensko občinstvo. V okviru literarnega večera, na katerem se je sicer govorilo več o psiho-socioloških fenomenih kot o pravi literaturi, je na vprašanje, kaj sam išče v knjigah drugih avtorjev, Scurati brez pomisleka izstrelil: “Mojstrsko potezo!” Pisatelj je našemu blogu v bližnji prihodnosti tudi obljubil intervju.

Med predstavitvijo svojega romana La mantella del diavolo (Hudičevo ogrinjalo, Bompiani), ki jo je vodila novinarka Patricija Maličev, je Cristina Battocletti spregovorila tudi o svojem prvem srečanju z Borisom Pahorjem, s katerim je potem za založbo Rizzoli napisala njegovo biografijo Figlio di nessuno (Nikogaršnji sin).  

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Susanna Tamaro, Marko Sosič

Prijetno smo bili presenečeni nad Susanno Tamaro, ki se je v pogovoru s pisateljem in režiserjem in svojim prijateljem iz otroštva Markom Sosičem izkazala za zelo občutljivo in diskretno žensko. Tamaro, ki je v stik s slovenskim svetom stopila v šestdesetih, je v naslednjem desetletju celo nekaj časa študirala v Ljubljani in se takrat naučila (pa medtem že pozabila) slovensko. Pripovedovala nam je ne samo o svoji uspešnici Pojdi kamor te vodi srce, ampak tudi o ukinitvi državnih meja, ki je po eni strani dobra, iz določenih vidikov pa s poenotenjem odpravlja tudi radovednost in domišljijo. Trst je mesto »velikanskih senc«, ki po njenem kar sili v pisanje. Ko je njena besedila prebral Moravia, je rekel, da so napisana za Nemce, ne pa za Italijane, saj je tržaški svet bolj srednje- kakor pa zahodnoevropski. Susanno Tamaro pa je zelo cenil Fellini, ki jo je nekega dne celo poklical po telefonu in ji priznal, da so ga njena dela ganila do solz. Tržaška pisateljica, ki zdaj živi v srednji Italiji, na kmetiji, polni živali, je napisala tudi knjige za mladino; današnji otroci se ji smilijo, saj informacjsko-digitalni svet nanje škodljivo vpliva, pa tudi miru ne poznajo: pisanje, pravi, pa se lahko rodi samo iz tišine. In obžaluje tudi današnje založništvo, ki ni več takšno kot pred dvajsetimi leti: pred kratkim so ji pri neki založbi celo predlagali, da bi ji urednik, ki se je z novimi idejami tik pred tem vrnil iz New Yorka, na novo napisal roman. Tudi slavna pisateljica – ki smo ji ob tej priložnosti podarili izvod antologije italijanske kratke proze iz leta 2005, Papir in meso, ki je v slovenščini izšla pri Beletrini in v kateri je tudi njena zgodba Briga me … ­(Chissene…) – nam je obljubila intervju.

V soboto dopoldne, 26. novembra, sta se predstavila rezijanska avtorja, in sicer pesnica in pisateljica Silvana Paletti (sicer nominiranka za nagrado Mira), ki piše v tamkajšnjem slovenskem narečju, in pesnik in pisatelj Renato Quaglia, ki je leta 1986 dobil nagrado Prešernovega sklada. Njune pesmi so prevajali Marko Kravos, Milko Matičetov in Marija Pirjevec.

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Lojze Wieser, Zdravko Duša, Ace Memolja, Marij Maver

Gostje debate o (ne)obstoju skupnega slovenskega kulturnega prostora so bili urednik tržaške Mladike Marij Maver (»Skupni slovenski kulturni prostor je floskula, ki je nihče ne jemlje resno«), tržaški novinar in pesnik Ace Mermolja (Zakoni so, treba jih je udejanjiti), ljubljanski urednik Zdravko Duša (»Država ki kot nacija v programu nima zapisane kulturne promocije, ni nič«) in slovenski urednik iz Avstrije Lojze Wieser (»Kultura je kakor radijski val, gre čez ovire«: ovirajo jo strukture, toda zamejski Slovenci so preživeli po zaslugi literature).

V pogovoru s podobnim naslovom sta sodelovali prevajalka Patrizia Raveggi in pesnica Miljana Cunta. Raveggijeva – ki je po besedah moderatorke Mojce Širok »ena najpogumnejših žensk, kar jih poznam«, ker je na lastno pobudo in brez predhodne pogodbe s kakim založnikom prevedla Vojnovićeve Čefurje raus (Cefuri raus) – nam je pripovedovala o tej svoji izkušnji. V načrtu ima še prevod Vojnovićevega romana Jugoslavija, moja dežela. Miljana Cunta, ki je precej prevajan v Italiji, pa je razkrila, kako si je z osebnimi stiki na festivalih ustvarila široko mrežo znanstev s pesniki in prevajalci. 

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Paolo Rumiz, Ervin Hladnik Milharčič

Ob koncu sejma smo se udeležili čustvene in ganljive predstavitve romana Kot konji, ki spijo stoje (Come cavalli che dormono in piedi) Paola Rumiza, ki je pri Modrijanu pravkar izšel v  slovenskem prevodu Mateja Veniera: še več, v odličnem prevodu, je poudaril vodja večera Ervin Hladnik Milharčič, saj je imel prevajalec opravka tudi z enajsterci in tržaškim narečjem. Rumiz je obujal spomin na svoje potovanje vse do Galicije po sledeh deda in toliko drugih furlanskih fantov (Italijani in Slovenci), avstro-ogrskih vojakov.

Kljub arbitrarni izbiri italijanskih avtorjev, ki so jih slovenske založbe povabile na sejem glede na njihovo nedavne slovenske prevodne izdaje, lahko rečemo, da je slovensko-italijanski sejem lepo uspel. Po zaslugi odlične organizacije, dobrih moderatorjev in zanimivih avtorjev.


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2 thoughts on “Fiera: un resoconto / Poročilo o sejmu

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