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Alcune riflessioni sulla reciproca produzione di traduzioni italiane e slovene / Nekaj misli o vzajemni italijanski in slovenski leposlovni prevodni produkciji

Storia in breve

L’inizio dei contatti tra la letteratura italiana e quella slovena risale al remoto anno 1524, quando il riformatore, traduttore e autore protestante Primož Trubar (1508? – 1586) studiava alla corte dell’umanista e vescovo di Trieste Pietro Bonomo, mentre il primo dizionario a stampa sloveno-italiano uscí nel 1607 a Udine – l’autore ne fu il monaco piemontese Gregorio Alasia da Sommaripa. Parlando del reciproco arricchimento dobbiamo menzionare, per esempio, l’influenza della tradizione predicatoria italiana sullo stile barocco dell’autore di sermoni seicentesco Janez Svetokriški (1647 – 1714), oppure il modello dell’Accademia dell’Arcadia sulla Academia Operosorum lubianese, il bilinguismo dei ceti alti nella regione della Primorska nel ‘700, oppure il barone Žiga Zois (1747 – 1819) che invitava a Lubiana gruppi teatrali italiani ed era al corrente della produzione letteraria italiana di quell’epoca, per non parlare dell’influenza degli autori italiani sul poeta romantico France Prešeren (1800 – 1849), eccetera.

Dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi, gli Sloveni hanno provveduto con una certa regolarità a tradurre le opere italiane, anche se spesso con antologie, che però erano sufficientemente rappresentative da poter offrire al lettore sloveno un panorama abbastanza vasto riguardo alla scena letteraria della Penisola. Ricordiamo, a proposito, soltanto i grandi che segnarono la poesia italiana del secolo scorso. Il merito andava ai colti redattori sloveni e a degli eccellenti traduttori. Rimangono, comunque, alcune importanti lacune (in sloveno non si possono ancora leggere in modo integrale epopee capitali quali L’Orlando furioso o La Gerusalemme liberata).

Chi volesse saperne di piú troverà molte informazioni interessanti nelle seguenti opere del prof. Miran Košuta: Krpanova sol: študije in eseji (1996, in sloveno); Scritture parallele: dialoghi di frontiera tra letteratura slovena e italiana (1997) e Slovenica. Peripli letterari italo-sloveni (2005, in italiano); nonché in Prevodne zgodbe della prof.ssa Martina Ožbot. Una rassegna delle opere tradotte dall’italiano dal 1555 al 2000, invece, si trova nel libretto di Marijan Brecelj Štiri stoletja in pol prevajanja italijanskih del v slovenščino.

 

I coraggiosi trentini

E com’è la situazione da parte italiana? Certo non possiamo aspettarci che i traduttori che si cimentavano nella traduzione di Prešeren fossero dodici come quelli sloveni che si sono applicati finora alla Divina Commedia. A differenza di quelle slovene, che ricevono anche sovvenzioni da parte dello Stato, le case editrici italiane non sono pronte a investire sulla pubblicazione delle opere, se è presente il rischio di non trovare abbastanza acquirenti. Ciononostante un grande risultato nella divulgazione della letteratura slovena presso i lettori italiani è stato ottenuto, soprattutto nel decennio scorso, grazie all’impegno della casa editrice Zandonai di Trento. Sotto la direzione di uno dei suoi redattori di allora –l’eccezionale Giuliano Geri che si occupava della pubblicazione degli autori provenienti dall’area dell’ex-Iugoslavia in genere – il lettore italiano ha potuto infatti reperire nel catalogo Zandonai opere quali Una primavera difficile (trad. Mirella Urdih Merkù), Il rogo nel porto (trad. Anna Raffetto) e Il petalo giallo (trad. Diomira Fabjan Bajc), tutti di Boris Pahor, oltre che Morte di una primadonna slovena di Brina Svit (trad. Sabina Tržan e Simonetta Calaon) e Berlino di Aleš Šteger (trad. Michele Obit). Ovviamente la Zandonai – attualmente, sembra, alle prese con una poco fortunata situazione economica – ha iniziato ad operare dei tagli mettendo mano al segmento meno redittizio, cioè quello delle cosiddette letterature minori.

 

Il fenomeno Pahor

Proprio in questo campo, invece, ha azzardato nel 2008 l’editore Fazi, pubblicando la traduzione di Necropoli di Boris Pahor che poi – con un ritardo di quarant’anni rispetto all’edizione slovena, nonché diciotto anni dopo quella francese – è diventata in Italia un vero successo. Ma come sono andate le cose, in questo caso?

Per illustrare i retroscena bisognerà dire che, prima, solo pochi autori sloveni erano riusciti a farsi pubblicare in Italia – e di solito presso editori meno noti. L’interesse italiano per la letteratura slovena è rimasto scarso anche dopo la secessione del 1991 e persino anche dopo l’entrata della Slovenia nell’UE (2004) – se i confini formali cadono, quelli psicologici e culturali persistono e solo chi è coraggioso ha la forza di andare oltre i confini per appropriarsi di quello che finora gli era ignoto, diremo parafrasando Magris il quale sostiene che il modo giusto di comprendere il confine sia quello di sentirsi anche dall’altra parte. Ma la carica romantica di tale ragionamento svanisce se si pensa ad alcuni dati del mercato librario: in Italia, ogni anno, uscirebbero 52.000 libri, ovvero possiamo prospettarne circa 150 al giorno. Gli stessi autori italiani spesso non hanno fortuna e non di rado i loro libri, nonostante la promozione personale e via Internet, non riescono a aprirsi un varco che li conduca fuori dai magazzini, figuriamoci come potrebbero riuscirci, nel Paese dei Cento Campanili, quelli sloveni.

Tuttavia, come già detto, nel 2008 successe il miracolo: il redattore delle pagine culturali de Il Piccolo (giornale triestino che non sempre vede di buon occhio la presenza slovena) Alessandro Mezzena Lona, entusiasmò l’editore Fazi sottoponendogli Necropoli di Boris Pahor (nella traduzione di Ezio Martina, limata da Valerio Aiolli: la prima traduzione di quest’opera risale al 1997, ma allora non convinse né lettori né critici e anche la distribuzione di un editore abbastanza sconosciuto lasciava a desiderare). La postfazione dell’edizione rivista venne poi firmata da Claudio Magris. Sono seguiti la recensione di Paolo Rumiz su La Repubblica, ma soprattutto un fenomeno da Oprah: la casa editrice mandò una copia del libro a Fabio Fazio che se ne interessò (dicesi anche a causa della somiglianza del suo cognome col nome dell’editore) individuando nel romanzo un alto valore letterario e contenutistico, cosí ospitando Pahor nella sua trasmissione televisiva Che Tempo Che Fa, andata in onda su Rai 3. Lo scrittore sloveno in quell’occasione commosse quasi cinque milioni di spettatori, Necropoli quindi ha ottenuto delle ristampe e Pahor è stato piú volte onorato con importanti premi nazionali.

E come se la cavano in Italia i due altri grandi autori sloveni? I nuovi arrivati. La scuola dell’esilio di Lojze Kovačič è uscito l’anno scorso nella traduzione di Darja Betocchi presso la già menzionata Zandonai, mentre Drago Jančar, che i lettori italiani conoscono tramite il suo L’allievo di Joyce (trad. Veronika Brecelj) e Il Ronzio (trad. Roberto Dapit e Martin Vidali) ha avuto la sfortuna di firmare un contratto in esclusiva con la Bompiani. Questa nel 2008 pubblicò la sua Aurora boreale (trad. Darja Betocchi e Enrico Lenaz, postfazione sempre di Claudio Magris), ma, a causa di una resa commerciale troppo bassa, Jančar, una volta intascati i diritti di sua spettanza, smise di interessare all’editore milanese.

 

Le prospettive dall’una e dall’altra parte

In Slovenia, negli ultimi anni, in media escono fra i dieci e i trenta titoli letterari tradotti dall’italiano. La scelta delle case editrici slovene segue i criteri del successo in Italia – che si tratti di un successo ottenuto artificialmente o che sia l’autentica eco di un buon risultato commerciale – ma per fortuna le case editrici slovene prestano orecchio anche ai classici ancora in attesa di pubblicazione. Per saperne di piú riguardo alle scelte editoriali slovene di quest’anno, vi suggeriamo di leggere, in questo stesso blog, il seguente post: https://lacasadicartapapirnatahisa.wordpress.com/2014/11/07/prevodi-italijanskih-knjig-2014-le-traduzioni-di-libri-italiani-nel-2014/

Dopo il fenomeno Pahor anche in Italia l’interesse per gli autori sloveni ha preso ad aumentare, soprattutto nelle zone confinarie: Il Piccolo, per esempio, dedica sempre piú spazio anche agli autori sloveni e lo scrittore triestino Dušan Jelinčič pubblica in italiano quasi dei veri e propri best-seller. I poeti e gli scrittori sloveni sono sempre piú frequentemente accolti nelle fiere del libro e nei festival italiani: pensiamo soprattutto a Pordenonelegge, che ogni anno provvede rigorosamente a presentare al proprio pubblico alcuni ospiti sloveni.

Comunque il merito di una maggiore apertura non va soltanto al fenomeno Pahor, ma probabilmente anche al fatto che le giovani generazioni sono piú sensibili alle interazioni fra le due letterature, forse anche a causa del restringersi dello spazio culturale a loro disposizione, per via del disinteresse da parte di un potere editoriale orientato a sfruttare solo le piú redditizie operazioni commerciali. Il lato positivo dell’era dell’informazione è che possiamo comunicare fra noi anche praticando delle vie che solamente pochi decenni fa ci sembravano inimmaginabili. E un piccolo tassello nel mosaico di tale collegamento potrebbe essere rappresentato anche da questo blog… grazie a tutti voi che lo seguite.


Kratka zgodovina

Stiki italijansko in slovensko literaturo so se začeli že daljnega leta 1524, ko je Trubar študiral na dvoru tržaškega humanista in škofa Petra Bonoma, prvi slovensko-italijanski slovar pa je že leta 1607 v Vidmu sestavil piemontski menih Gregorio Alasia da Sommaripa. Če govorimo o medsebojnem oplajanju, omenimo na primer vpliv italijanske pridigarske tradicije na nabuhli slog Janeza Svetokriškega ali vpliv arkadijskih združb na ljubljansko Academio Operosorum, dvojezičnost višjih slojev na Primorskem v 17. stoletju, barona Žigo Zoisa, ki je v Ljubljano vabil italijanske gledališke skupine in je bil na tekočem o takratni italijanski literarni produkciji, ali denimo vpliv italijanskih avtorjev na Prešerna itn.  

V času od druge svetovne vojne do danes smo Slovenci pomembnejša italijanska dela več ali manj prevajali sproti in dosledno, čeprav v antologijskih pregledih, ki so bili dovolj reprezentativni, da si je slovenski bralec lahko ustvaril dokaj široko podobo o dogajanju na apeninski literarni sceni – pomislimo samo na velikane, ki so zaznamovali italijansko poezijo v prejšnjem stoletju. Za to so bili zaslužni razgledani slovenski uredniki in podkovani prevajalci. Je pa tu še nekaj večjih vrzeli (v slovenščini npr. še nimamo integralnih kapitalnih epov, Ariostovega Besnečega Orlanda ali Tassovega Osvobojenega Jeruzalema).

Kdor hoče o povedanem izvedeti več, bo veliko zanimivih podatkov našel v knjigah prof. dr. Mirana Košute, v slovenski Krpanova sol: študije in eseji (1996) ali italijanskih Scritture parallele: dialoghi di frontiera tra letteratura slovena e italiana (1997) in Slovenica: peripli letterari italo-sloveni (2005) ter v Prevodnih zgodbah prof. dr. Martine Ožbot. Pregled prevedenih del od leta 1555 do 2000 pa najdemo v knjižici Marijana Breclja Štiri stoletja in pol prevajanja italijanskih del v slovenščino.

 

Pogumni Tridentinci

In kako je na italijanski strani? Seveda ne moremo pričakovati, da se bo prevajanja Prešerna lotilo dvanajst prevajalcev, kolikor se jih je pri nas lotilo prevajanja Božanske komedije. V nasprotju s slovenskimi založbami, ki prejemajo tudi državne subvencije, italijanske niso pripravljene investirati v izdajo nekega dela, če tvegajo, da to ne bo pritegnilo kupcev. Pa vendar je predvsem v prejšnjem desetletju nekaj let veliko dela v smislu posredovanja sodobne slovenske literature italijanskim bralcem naredila založba Zandonai iz Trenta. Pod taktirko enega takratnih urednikov, izjemnega Giuliana Gerija, ki je skrbel za prevode del avtorjev z območja nekdanje Jugoslavije, je bilo v njihovem katalogu zaslediti Pahorjeve Spopad s pomladjo (Una primavera difficile; prev. Mirella Urdih Merkù), Grmado v pristanu (Il rogo nel porto; prev. Anna Raffetto), Zibelko sveta (Il petalo giallo; trad. Diomira Fabjan Bajc), Smrt slovenske primadone Brine Svit (Morte di una primadonna slovena, prev. Sabina Tržan in Simonetta Calaon) in Berlin Aleša Štegra (Berlino, prev. Michele Obit). Založba Zandonai se očitno otepa s finančnimi težavami in je začela rezati pri najmanj donosnem segmentu, segmentu t. i. majhnih literatur.

 

Fenonem Pahor

Prav v tem pa je leta 2008 tvegala založba Fazi Editore, ko je izdala italijanski prevod Pahorjeve Nekropole, ki je potem – s štiridesetletno zamudo in osemnajst let za francoskim prevodom – postala v Italiji prava uspešnica. Kako je že bilo?

Za ozadje najprej povejmo, da se je pred tem le tuintam kakšnemu slovenskemu avtorju uspelo prebiti pri katerem od manjših italijanskih založnikov. Italijansko zanimanje za slovensko književnost je bilo tudi po slovenski osamosvojitvi ali vstopu v Evropsko unijo zelo skromno – formalne meje padajo, psihološke in kulturne ostajajo in le pogumni in radovedni si upajo onstran meje in si prilastiti neznano, če parafraziramo italijanskega esejista in pisatelja Claudia Magrisa, ki pravi, da je pravilen način dojemanja meja ta, da se čutimo tudi na drugi strani. Romantični naboj takšnih misli pa pri priči izpuhti ob nekaterih knjižno-tržnih podatkih: v Italiji vsako leto izide menda 52.000 novih knjig, to je nepredstavljivih 150 na dan. Že italijanski avtorji pogosto nimajo sreče in se njihova dela kljub osebni in internetni promociji ne prebijejo iz distribucijskih skladišč, le kako bi se potem v deželi stoterih zvonikov posrečilo slovenskim?    

Toda kot rečeno, leta 2008 se je zgodil čudež. Urednik kulturne rubrike tržaškega, Slovencem sicer ne vedno naklonjenega dnevnika Il Piccolo Alessandro Mezzena Lona je  srednje veliko založbo Fazi Editore navdušil za Pahorjevo Nekropolo (prevod Ezia Martina je izpilil Valerio Aiolli; prvi prevod tega dela je sicer iz leta 1997, vendar ni prepričal bralcev in kritike, tudi distribucija dokaj neznanega založnika je bila slaba). K novi izdaji je spremno besedo napisal Claudio Magris. Sledila sta recenzija v enem največjih italijanskih časnikov La Repubblica izpod peresa Paola Rumiza, predvsem pa oprahovski fenomen: založba je Nekropolo poslala znanemu televizijskemu voditelju Fabiu Faziu, ki je (menda tudi zaradi podobnosti njegovega in založbinega imena) v romanu prepoznal močno sporočilno in literarno vrednost in Pahorja povabil v svojo oddajo Che Tempo Che Fa na tretjem programu italijanske nacionalke. Slovenski pisatelj je z nastopom prevzel skoraj pet milijonov gledalcev. Nekropolo so morali ponatisniti, Pahorja pa so večkrat ovenčali s pomembnimi nacionalnimi nagradami.

In kako se godi drugima večjima slovenskima avtorjema v Italiji? Kovačičevi Prišleki (I nuovi arrivati. La scuola dell’esilio) so v prevodu Darje Betocchi lani izšli pri že omenjeni založbi Zandonai, Drago Jančar, ki ga sicer lahko italijanski bralci spoznajo z Joycevim učencem (L’allievo di Joyce, prev. Veronika Brecelj) in Zvenenjem v glavi (Il Ronzio, prev. Roberto Dapit, Martin Vidali) pa je imel smolo, ko je podpisal ekskluzivno pogodbo z založbo Bompiani. Ta je leta 2008 izdala njegov Severni sij (Aurora boreale, prev. Darja Betocchi in Enrico Lenaz; tudi k tej je spremno besedo napisal Magris), zaradi premajhnega tržnega dometa te knjige pa je, z varno pospravljenimi Jančarjevimi pravicami, ta avtor ne zanima več. 

 

Obeti na tej in na oni strani

V Sloveniji v zadnjem obdobju izdajamo letno od deset do trideset beletrističnih prevodov iz italijanščine. Izbor slovenskih založb se ravna po merilih uspešnosti v Italiji, pa naj gre za umetno ustvarjen uspeh ali komercialno odmevnost, vendar na srečo tudi s posluhom za klasike, ki jih je še treba izdati. Več o letošnjem izboru v tem blogu v postu https://lacasadicartapapirnatahisa.wordpress.com/2014/11/07/prevodi-italijanskih-knjig-2014-le-traduzioni-di-libri-italiani-nel-2014/

Po fenomenu Pahor se tudi v Italiji zanimanje za slovenske avtorje izboljšuje, in to predvsem v zamejstvu: tržaški Il Piccolo npr. namenja vse več prostora slovenskim avtorjem, zamejski pisatelj Dušan Jelinčič v italijanščini objavlja že skoraj prave uspešnice. Vse več je tudi gostovanj slovenskih pesnikov in pisateljev na italijanskih knjižnih sejmih in festivalih: tu omenimo predvsem vsakoletni Pordenonelegge, ki dosledno skrbi za slovensko navzočnost.

Za večjo odprtost verjetno ni zaslužen samo fenomen Pahor, ampak so morda mlajše generacije dovzetnejše za povezovanje obeh literatur, in to tudi zaradi stiske ob krčenju prostora kulture, ki se tržno naravnanim vzvodom moči ne zdi več potrebna. Dobra stran informacijske dobe je, da se lahko povezujemo po poteh, ki si jih še pred nekaj desetletji ni bilo mogoče predstavljati. Droben kamenček v mozaiku takšnega povezovanja naj bi bil tudi ta blog. Hvala vsem, ki mu sledite.

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